La Notte, protagonista di questa poesia, è una dea bellissima pacifica e silenziosa che avvolge il mio paese e da forma a quell’atmosfera “Romantica” che si può  ancora percepire al di fuori dell’uscio. Nelle sere d’estate (ma anche invernali),  contemplare questo silenzio e la volta celeste senza distrazioni, innesca i meccanismi del nostro inconscio e la fantasia prende il sopravvento sui nostri pensieri liberandoci dai pesi accumulati durante la giornata.
Per questo motivo tra i versi del componimento spuntano richiami a miti Greco-Latini e a personaggi mitologici, da Atlante (figlio di giapeto) alle Miniadi (donne che furono trasformate in pipistrelli da Dionisio) dando origine ad un’effimero viaggio tra le meraviglie della notte.

I
Giunti ad una nobile altura
oltre l’oscuro Oceano, una reggia
s’eleva su d’una spoglia radura.

Qui il figlio di Giapeto troneggia
sotto il peso del volto celeste
condanna d’un’insolenza selvaggia.

II

Notte, avvolta d’aulente veste
attende all’ultimo uscio Giorno,
contadino dell’estate terreste,

signore tonante del mezzogiorno.
Notte, distinta, s’innalza, un manto
indossa splendidamente adorno

gli infiniti intrecci come d’incanto
rincorrono le membra tra le forme
morbide a ritmo di geniale canto.

Come le Nereidi seguon le orme
d’Oceano nel mare mite e truce,
essi sfumano sull’orlo uniforme.

Le stelle, opache perle di luce
sulla stoffa ombrosa sono guide
d’anime erranti, prive di duce.

III

Notte sei uno specchio di luna. Ride
il gufo nella selva silenziosa
mentre il lupo antico sorride

alla preda fresca ma rumorosa
e le figlie di Minia, all’aurora
avverse, svolazzano senza posa.

Notte, viso veracondo ristora
il riposo d’un umile vagabondo,
egli al dì un’armistizio implora

 dai vizi più infecondi del mondo.
Oh! fragile Pandora quanti pianti
hai liberato dal vaso profondo!

IV

Tra le ombre, amanti intriganti
si gettano nel ventre suo vorace,
lì, origine hanno gli abitanti

notturni. Ecco: Sonno delizioso
re soporoso, stanco signore,
vincente paladino silenzioso.

La Stirpe dei Sogni che nel torpore
notturno commedie e tragedie
declamano nel teatro d’onore.

Ed infine le Esperidi, guardie
del prato ove il vespro si fonde
sul frutto delle infinite discordie.

V

Notte, signora famosa, risplende
il tuo corpo nel buio favoloso,
in te, la vita nostra si riaccende.

In te, il cuore torna luminoso.
In te, la gloria futura, attende
l’alba di un avvenire grandioso.


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