Ho scritto questi due sonetti riflettendo sulla protagonista del film Malena di Tornatore. Malena, interpretata da Monica Bellucci, è una donna sola e dotata di una bellezza quasi soprannaturale in grado d’infiammare gli animi di tutti gli uomini del suo piccolo paese siciliano.
Questo personaggio particolarmente drammatico ha dato vita a una comparazione con la “donna angelo” dello Stil Novo. Questi sonetti sono stati scritti rileggendo “Tanto gentile e tanto onesta pare” di Dante e “Erano i capei d’oro a l’aura sparsi” di Petrarca in chiave meno “sacrale” e più “terrena”.
La grazia e la gentilezza delle donne angelo sono state sostituite dalla solitudine e dall’oscurità che si possono trovare in Malena e in tutti noi, il nostro essere “umani”. La sua vita non è espressione di grazia divina ma una fusione di sensualità e decadenza terrene. Beatrice e Laura sono donne perfette e angeliche, Malena è una donna bellissima ma alle prese con l’invidia delle persone con la realtà più oscura del genere umano, costretta a vendersi per affrontare la spietatezza della vita. Quando la “donna angelo” cammina tra la gente tutti sono gentili e amichevoli, al contrario, quando Malena passeggia tra le vie del suo paese tutti diventano invidiosi e maligni.

Tanto solinga e tanto cupa pare

Tanto solinga e tanto cupa pare
donna Malena quand’altrui saluta,
ch’ogni lingua diviene biforcuta
e gli occhi s’infiamman al guardare.

Lei cammina sentendosi sparlare,
malignamente di voluttà vestita;
e sembra sia una grazia venuta
dagli inferi per i cuori addescare.

Fatalmente piacente a chi la mira,
appicca fuoco e pazzia al cuore
stappando la ragione a chi lo prova.

E sembra che nel suo corpo si muova
uno spirito selvaggio pieno di furore
che l’anima altrui rapisce: vampira.

Di Malena, i capei d’ombra sparsi

Di Malena, i capei d’ombra sparsi
in mille nodi i mortali avolgeva,
e quel piacevol lume arduo ardeva
negli occhi, ove tutti eran arsi;

ma stravolto di effimeri intarsi
quel magnifico viso mi pareva,
nel corpo esca eccitante poteva
chissà qual maledizione trovarsi!

Non era alcuna cosa immortale,
ma d’umana esistenza; le parole
silenziose d’origine arcana.

Spirito dannato, nessuna prole;
quel ch’io vidi: fu passione venale,
beltà tua piaga, per tutti puttana.


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