Tra i poeti e le poetesse dell’antica grecia, Saffo è sicuramente una delle più interessanti ed affascinanti. L’amore che nelle sue poesie possiamo ancora assaporare è breve ma intenso, proprio come un atto d’amore. Tra le sue parole sparse come i cocci di un vaso attico spezzato, possiamo ancora respirare un sentimento d’amore puro e semplice. In questa breve poesia ho voluto provare a ricreare con le mie parole quell’atmosfera delicata, sensuale e sognante che probabilmente si poteva percepire alla corte della grande poetessa.

L’isola di Lesbo è tornata alla nostra attenzione vedendo gli sbarchi e la triste storia dei migranti che al giorno d’oggi arrivano su quest’isola alla ricerca di quella stessa atmosfera, ma che purtroppo non possono più ritrovare. Le membra stanche che si riposano alle rime d’amore sembrano sempre più una finzione di poeti e scrittori di fronte alla crudeltà dell’uomo e all’ineguatezza della nostra società.

Giovane Saffo, regina del cuore,
rischiarami la mente con verso
d’amore.

Il tuo canto immerso
nel cielo d’estate è luce
di Luna.

Portami a Lesbo, poetessa
divina, nel Tempio
d’Afrodite

dove il tempo ristagna
in rima giocosa, parole
alate

richiamano la dea,
vergine eterna dall’aurea
corona.

Le membra pesanti
riposano nel Tiaso,
abbandonate

Al cullare dei giambi,
cantori nel mondo
del vero amore.


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