Prometeo, chi è? Prometeo lo considero uno dei personaggi mitologici più affascinanti. Amico degli Uomini condannato da Zeus per avere donato loro Il fuoco della creatività. Senza di lui noi saremmo solo bestie incapaci di creare arte, la nostra vita sarebbe solo un bivaccare per il mondo come pedine di un gioco senza senso.
In questa composizione di Byron del 1816 la figura di Prometeo viene presentata come simbolo di ribellione al potere, tema molto utilizzato nella letteratura Inglese (e non) di quel periodo. Inoltre, in questi versi, Byron compara la figura di Prometo alla stessa natura umana, divina e mortale.

Traduzione Prometeo Di Lord Byron

Trad. Paolo Rolleri

 

Titano! Ai quali occhi immortali

Le sofferenze terrene,

Apparivano nella loro triste realtà,

e non in disprezzo come ad altri Divini;

Quale fù la ricompensa per questa tua pietà?

Solo una silenziosa e profonda sofferenza;

Roccia, avvoltoio e catena,

tutto il dolore che l’essere orgoglioso può percepire,

L’agonia che essi non mostrano,

ed il soffocante senso di sofferenza,

Egli che parla ma nella sua solitudine,

è geloso per paura che il cielo

abbia un ascoltatore, per questo nemmeno un sospiro

Fino a che la sua voce non perderà pure l’eco.

 

Titano! a te battaglia fu data

Tra le sofferenze ed il volere,

Che torturano là dove non possono uccidere;

E l’inesorabile Cielo,

Ed il sordo soppruso del Fato,

Il principio imperante dell’Odio,

Che per suo puro godimento crea

Cose e poi le cancella,

Tu, persino il dono della morte hai rifiutato:

Per il pregio maledetto dell’Immortalità

Che con coscenza hai accettato.

Tutto ciò che l’Egioco estorse a te

Non fu altro che una minaccia lanciata

Indietro a lui con i tormenti del tuo dolore;

E, al suo fato, che così bene delineasti, ma

Che di certo non sarebbe servito a calmarlo;

scelsi il Silenzio, ed esso fù la sua Sentenza,

E nella sua Anima solo un vago pentimento,

Ed un timore maligno così malamente nascosto,

che nelle sue mani i fulmini tremarono.

 

Il tuo crimine Divino fù la gentilezza,

Al fine di rendere minore, grazie ai tuoi precetti

la somma delle sventure umane,

rafforzando l’Uomo con la sua stessa mente;

Ma il cielo te lo impedì,

Nella tua energia paziente,

Nella resistenza, e nella repulsione

Del tuo Spirito impenetrabile,

Che ne Terra ne Cielo potevano scrollare,

Da te, una grande lezione ereditiamo;

Tu sei un simbolo e segno
di fato e forza per i Mortali

Come te, l’Uomo è in parte divino,

Un fiume tormentato ma con una fonte pura;

Ed in parte, egli può prevedere il suo futuro

Il suo macabro destino;

Il suo squallore, e la sua resistenza,

E la sua triste ed emarginata esistenza:

Al quale solo lo spirito si può opporre,
testa a testa a tutti i dispiaceri,

E con un volere potente, e un profondo sentire,

Che anche sotto tortura sa distingure

La propria grande ricompensa,

e sa trionfare in ogni sua sfida,

Facendo della Morte una vera Vittoria.

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