Il periodo storico che stiamo vivendo non è per niente facile. Tutto è cambiato, persino la sofferenza dell’uomo è cambiata, se nel passato la sofferenza era principalmente fisica, oggi, soprattutto in occidente, dove abbiamo tutto (in teoria) la sofferenza è psicologica e mentale. Se una volta eravamo bestie che si uccidevano per un pezzo di pane o di terra, oggi ci odiamo come non mai per ragioni inesistenti per paura e per diffidenza. Viviamo in un epoca di terrore dove tutto è diventato pericoloso e dove la diffidenza è una regola. La globalizzazione purtroppo invece di unirci, sta globalizzando l’odio e la voglia di farci del male.
Per dare forma a questo mio concetto ho scelto uno dei temi più discussi e più odiati da tutti in un modo o nell’altro: l’immigrazione.

Al centro di questa poesia abbiamo un viaggiatore, un migrante, che trasportato da una zattera si sta dirigendo verso l’Occidente, dove spera di poter trovare un mondo migliore. Tuttavia riflettendo sulla natura umana giunge ad una conclusione.

 

Disteso su di una zattera azzoppata,
un viaggiatore moderno, un navigatore disperso.
Lontano alle sue spalle macerie di civiltà
perdute, una mezzaluna verde, ora
cimitero di sabbia, ruderi e templi profanati
sprofondano nelle gole di Cerbero
fedele messaggero di Plutone.
Al ritmo di Ostro e Libeccio sussulta
la precaria imbarcazione, ivi Caronte
canuto nocchiero chino è sulla
superficie oscura, remando con vigore
verso la vetta occidentale.

 

Una giungla di cuori affamati
lo attende al di là del filo spinato,
mentre il fantasma di un bimbo annegato
ha trovato riposo su di un sasso affusolato,
tra l’indifferenza e l’ingiustizia dell’altra sponda,

ove il canto delle Muse è stato soffocato
da un coltello affilato.
Tu ,che sei sulla zattera, la tua posizione
favorevole ti mostra le due sponde.
Avanti ed Indietro.
Avanti, un’uomo bianco urla:
Pazzo, Assassino!
Indietro, un’uomo bardato di nero urla all’altro:
Infedele, Schiavista!

 

Tu, uomo nel mezzo
la tua visuale ti rende accorto
della natura umana,
che muta al mutare del vento,
che si mimetizza nello sterco più pregiato,
che si prostituisce per un pugno di paglia.

Tu che vedi:
l’orco, il bruto ed il coglione,
pensa e prendi una giusta decisione.

 

E dalla zattera azzoppata a gran voce:
“Oh Caro Caronte, portami alla tua foce
lontano da questo mondo atroce
ove la vita non è una libertà che nuoce.”

 

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