Personale traduzione dal francese di un componimento di Baudelaire tratto dai Fleurs du Mal (raccolta di poesie che consglio a tutti).
Nella poesia Un fantasma, Charles Baudelaire si riferisce a Jeanne Duval, “la Venere Nera”. Essa era una danzatrice e attrice teatrale di origini haitiane, africane e francesi, figlia illegittima di una prostituta di Nantes, con la quale il poeta visse un’appassionata e turbolenta storia d’amore, che fù origine di notevoli spunti letterari. Per questo motivo Duval rimase la sua musa per oltre vent’anni, da quando si conobbero in Francia nel 1842, anno in cui lei arrivò in Francia da Haiti. Lui la chiamava “Venus Noire” e “Mistress of Mistresses” e si ritiene che per lui simbolizzasse: bellezza pericolosa, sensualità e il mistero di una donna creola in Francia nella metà del diciannovesimo secolo.
Nella mia traduzione ho cercato di mantenere vive queste tre caratteristiche utilizzando una terminologia simile a quella dell’autore, mantenendo viva l’atmosfera cupa e misteriosa dell’originale. Buona lettura!

Un Fantasma

I

Le tenebre

In caverne d’inesorabil sofferenza
Dove il destino mi ha esiliato,
Dove mai entra un raggio felice e scarlato,
Dove, solo con Notte, opaca presenza,

come un pittore, dipingo le tenebre,
da un Dio giocoso condannato.
E dove, il mio cuore divoro, ben cucinato,
nei panni di cuoco dall’appetito funebre.

Poi per un poco: brilla e s’allunga, fluente,
un’ombra, da eleganza e grazia creata,
con la sua sognante andatura d’oriente.

Una volta la sua bellezza ritrovata
Riconosco la mia affascinante visitatrice
E’ lei! Oscura sebbene illuminata.

II

Il profumo

Caro lettore, hai mai odorato
il grano d’incenso da cui il tempio è riempito,
o di un sacchetto il muschio rinsecchito
dall’ebrezza e dalla pacata gola aiutato?

Magia profonda, fatata, ove rinnovato
il passato è nell’odierno presente!
Come sul corpo amato il pretendente
coglie il fiore del ricordo tanto desiderato.

Dai suoi capelli lunghi e pesanti saliva
un’essenza, come da un sacchetto vissuto
o da un turibolo dell’alcova, selvaggia e cattiva.

E dagli abiti, di mussola e velluto,
ove la sua giovinezza era imperante
un profumo di pelliccia si era evoluto.

III

La Cornice

Un’elegante cornice aggiunge ad una pittura,
seppur dipinta da un tocco lodevole,
un non so cosa di strano e di incantevole
nell’isolarla dalla sublime natura.

Così gioielli, mobili, metalli e la doratura,
si adattano appena alla sua rara bellezza;
nulla offusca la sua perfetta chiarezza,
e tutto sembra sia una sua bordatura.

Nonostante lei pensasse, annegando
tra i baci del raso e del lino, che interamente
il mondo la stesse amando

Il suo bellissimo corpo nudo, fremente,
e placido o potente in tutti i suoi movimenti,
Mostrava  della scimmia la grazia inesistente.

IV

Il ritratto

Malattia e Morte han fatto cenere
di tutto il fuoco che per noi è bruciato.
Della bocca dove il mio cuore è annegato
Delle grandi pupille così ferventi e tenere,

Di questi baci pressanti come un dettato,
Di queste emozioni più vivaci del sole.
Cosa ne resta? Oh anima mia quanto mi duole!
Null’altro che tre colori in un disegno sbiancato,

Che, come me, la solitudine rinchiude,
e ogni giorno del Tempo, villano antico,
soffre il tocco delle sue ali rude

della Vita e dell’Arte oscuro nemico,
Tu non ucciderai dentro la mia memoria
quella che fu il mio piacere e la mia gloria!

 

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