“Morte di un guerriero” è una composizione ispirata dalla mitologia Tolkieniana, mia grande passione.
Tratta della morte di un personaggio molto importante nella saga del Signore deglia Anelli, la cui scomparsa mi ha dato modo di ripensare ed immaginare gli ultimi istanti della sua vita con i suoi pensieri e sentimenti.
Sciocchezze che però spesso possono dare modo di riflettere sulla realtà e sulla vita che ci circonda: morte, speranza, natura ed amicizia.  Argomenti tipici della poesia Anglo Sassone ma che ancor oggi possono ritrovare valore e veridicità.

La metrica del componimento è una mi interpretazione del verso alliterativo Anglo Sassone utilizzato nel Beowulf. Ogni verso si divide in due parti e ogni parte è caratterizzata dalla ripetizione dello stesso suono in modo da dar vita ad una lettura simile a quella utilizzata nel medioevo dai menestrelli di corte.

Rimbomba il mondo    al di là della foresta,
veloci si spostano   della Bianca mano i figli,
frenetici nelle fredde armature     neri cuori
di gente senza sogni.   Servi spietati della picca
e del coltello corrotto     con calzature di metallo
estirpano l’erba novella,    le primule delicate
ferite a morte dagli  speroni seghettati
scompaiono innocenti.   L’industria innarrestabile
sopprime l’antico mondo    ed il respiro del rovo.
Odo il terribile sferruzzare   d’asce insaguinate
che senza riposo s’abbattono    sugli arbusti di gelsomino
macchiando di rosso     i petali primaverili.
Accasciato e stremato s’un’  antico platano poderoso
riposo le mie membra     segnate dalla battaglia,
dalla sconfitta fatale.     Ove mi condurrà questo frenetico futuro?
La frenesia del potere?     L’insaziabile ingegno della guerra
che tutto abbatte    senza mai arrestarsi?
Sento rallentare il cuore,    le nere frecce
hanno spezzato lo scudo,    crepato la carne
e la mia armatura,     la vita s’ allontana.
Il mio corno mai più canterà    fra le valli del mondo di Mezzo,
e il suo eco eroico la torre     bianca mai più raggiungerà.
Addio, mura marmoree    della mia nobile città,
Inutile l’attesa sarà    del mio debole padre
all’ombra dell’Albero Bianco,    vuoto sarà il mio vaso
sulla tavola imbandita,  solo mio fratello
difendere dovrà    la torre di guardia.
Gelido scende il sudore   sulla mia fronte senz’elmo,
lacrime di sangue salate    per la mia patria in pericolo.
Ma ecco che là    fra le fronde funeree
un compagno compare,   nei suoi occhi speranza:
“Oh mio amico,    la mia fine si fa più vicina,
Mai più battaglie,    mai più cavalcate
per quest’ uomo spezzato.  Tu sei la speranza,
uno spiraglio di luce   tra la cenere che ci circonda,
che soffoca dei bambini     le risa innocenti.
Tu! erede del regno che fù, nel tuo sguardo si scorge
la forza infinita   dei regnanti gloriosi.
Ramingo hai vagato   nel Nord incolto,
nascosto   fra fronde di foreste antiche,
da lontano   hai scorto il tuo destino
ma mai    hai rincorso il suo richiamo.
Ora, in questo fatale momento,   in me
il destino ti chiede:    “Corri in soccorso
Della patria e del popolo nostri,    la lama che fù spezzata
rigeneri un nuovo corso!”  “Addio mio compagno!
Addio mio caro capitano!  Addio mio re ramingo!”

 

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