Questa traduzione del componimento The Wanderer pubblicata sulla mia tesi di laurea in Traduzione, è da sempre uno degli scritti poetici da me più apprezzati.  L’autore originale è anonimo, probabilmente un qualche cantastorie vissuto intorno al IX secolo D.C in Inghilterra ma questo non importa. A mio avviso lo scrittore potrebbe essere stato ognuno di noi poichè l’atmosfera e il messaggio da lui presentati in questi versi allitterativi descrivono in modo perfetto la realtà umana di ieri e di oggi.
A mio parere le tematiche che lo rendono attuale sono:
Il senso di solitudine, la nostalgia del passato, la continua ricerca di un nuovo futuro e l’immagine di un mondo in declino.

Viaggiatore, vagabondo, spesso spossato
anima strappata alla grazia del Creatore,
da tempo esiliato, combatte dell’oceano le correnti
mesce con mani dolenti mari incatenati dal ghiaccio,
travagliata è la via, avversa al volere del fato.
Così parlò il camminatore della terra, in agonia
per il pensiero dei morti, della sua stirpe decaduta.
“Più volte all’alba, affranto, ebbi il compito
di contare i cadaveri. Ora nessuno è rimasto
con cui io possa parlare, o condividere
i miei dolori. In compagnia dei signori
costume è questo: tacito rimane
ciò che conserva la memoria, ciò che custodisce la mente.
Tutto ciò che l’uomo medita è un inutile dono,
nè il suo fervore al fato resiste,
nè il suo coraggio può guarirlo o sostenerlo.
Ogni viaggiatore attraverso il tempo, di dolore ricco,
deve fare silenzio sul sentiero solitario.
Anch’io, in esilio, in una terra straniera
lontano da compagni, ho il lamento
di labbra ed anima incatenati, da quando
anni fa la notte affrontai, sotterando
privo d’oro il mio signore senza gloria.
Da allora vagai sulla via travagliata, scosso dall’inverno
attraversai l’oceano ghiacciato per trovare
nuove forze ed nuovi padroni, un possesore
di sala e di casa, che le mie parole ascolti,
che sia amico di un uomo senza amici
e che lo accolga con festa. Crudele, il dolore è crudele
passo per passo insegue, con l’amara ferita
di un uomo abbandonato, solo senza nessuno,
la mente tormentata dall’esilio non è torturata dall’oro;
conosce la fredezza di spirito, ma non la superbia.
Il ricordo dei compagni, e dei doni d’oro
ricevuti in gioventù nelle grandi occasioni
dal suo principe rinomato. Scomparsi sono quei giorni!
Quel consiglio, quel suggerimento più non tornerà.
Tanto tempo è passato, dall’amicizia perduta.
Ma quando dolore e sonno, stimolano,
scuotono lo sventurato e solitario uomo,
egli sogna di stringere il suo signore,
baciare e chinarsi, facendo omaggio
a mani e calzari, come in quei tempi,
quando il suo principe lo onorava.
Poi, all’improvviso, ritornato dal sogno
il viaggiatore ritrova l’inverno e le onde
i solitari gabbiani, un pugno di piume;
la brina ghiacciata, la grandine mischiata a neve.
Piaghe profonde, divorano il cuore pesante
per il principe scomparso; ed impazziente
saluta i suoi seguaci. Ma poi scompaiono.
Spiriti svolazzanti, senza pace alcuna,
nessun canto conosciuto. La paura sale ancora
nel viaggiatore vagabondo, avvelenato da se stesso;
spossato daI sentieri marini, distesa oceanica…
Capire chiaramente: nessuna ragione al mondo
per cui il buio non debba calare su di me,
se penso al destino degli uomini
a come, in un’istante feriti, furono abbandonati,
prima veloce poi piano, proprio come la terra
ogni giorno, tutti i giorni invecchia e si degrada.
Un’uomo, non può divenire saggio
senza il passare di numerosi inverni. La pazienza è amica:
nessuna spregiudicatezza, nessuna spericolatezza;
non un debole guerriero, ma nemmeno testardo;
non troppo tenero, troppo timido, tentato dal trofeo
o dal successo… Fare rito di passagio,
attendere la preghiera, così che le promesse
loro sappiano sostenere la gloria
e la vanità venga meno ai suoi dannosi doveri.
Terribile, sarà terribile per l’uomo giusto
quando su questa terra il tempo tutto distruggerà,
come ora, sulla superficie di questo maledetto mondo
antiche mura avvizzite sono battute da brutali brezze,
strutture spazzate dalla neve, come candele di ghiaccio appaiono.
Scomparse sono le sale del vino; ed il vincitore, vittima
sotterrata senza pregiere . L’onore? Estinto:
montagne di morti. Alcuni andarono in battaglia
e finirono lontano; un uomo dalla tempesta tormentato
finì sul fondo dell’oceano, un altro l’aldilà accolse
assalito dal selvaggio lupo; e quest’altro… dal viso vispo
seppellì il suo amico, tra le viscere della terra.
Il Creatore cancella, frantuma la tradizione,
corregge i comportamenti non porta piacere:
gli antichi templi dei Giganti rimangono vuoti.
Chiunque, dentro di sé, istintivo ed astuto,
che ha ponderato in profondità sull’oscurità del fato,
spesso deve ricordare l’antico bagno di sangue,
e da grande distanza espone questo discorso:
“Dove sono cavallo e cavaliere?
Dove è finita l’antica compagnia?
Cos’è rimasto della sala del vino?
e delle case confortevoli?
Oh calice colmo! Oh cotta scintillante!
Oh potere del principe! Scomparso in tempi bui!
soffocato nell’oscurità- come se nulla fosse stato!
Rovine, ricordi ritornano al loro posto:
i volti perduti rispuntano sotto il muro incenerito,
mentre lance scagliate, messageri di morte,
si sfamano su di loro. Il destino li incontra.
Ancora, acquazzoni percuotono le rocciose radici della terra,
mentre le bufere nevose le rivestono d’inverno;
Il cielo corvino, è conquistato dalla profonda notte,
indomabile ombra, intanto da Nord,
la grandine, pioggia di massi, tormento dell’uomo,
Tutti combattono, consumano le forze sulla terra,
il mondo tramuta, si spezza, il tocco del fato trasforma,
i possedimenti svaniscono ; i signori svaniscono,
l’umanità svanisce, la famiglia… tutto svanisce.
Ciò che nel tempo è concepito è mortale, inutile.”
Così parlò, correndo verso la vera saggezza.
Ancora il bene può arrivare, per il viaggiatore giusto
il cui dolore rimane silenzioso,
che all’amarezza dell’anima porta rimedio
per la perdita di speranza;
il cui coraggio è costume. Spossato, devastato
possa la sua anima aver pace,
speranza per il paradiso, che a tutti offre rifugio.
Se volete più informazioni sul componimento originale:
https://en.wikipedia.org/wiki/The_Wanderer_(poem)

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